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L'onnivora voracità musicale di Enrico Merlin


Un omaggio al Miles Davis elettrico (Molester Smiles, Social Music, recensito per Jazz Convention da Gianni Montano, prodotto da Milk Music), una rivisitazione con il duo chitarristico formato insieme a Valerio Scrignoli, del repertorio degli Area, uscita recentemente per Musicamorfosi [Maledetti - Area Music] e uno stralunato omaggio a Frank Sinatra, visto come un alieno giunto sulla terra a portare il verbo, realizzato in compagnia dell'eclettico batterista Francesco Cusa [Frank Sinapsi, That Voice from Space, prodotto da Nicola Battista per Kutmusic]. Enrico Merlin continua ad agitarsi, instancabile, nel panorama, più stagnante di quanto sembri, della musica improvvisata italiana. I suoi interessi, le sue curiosità sono molteplici, probabilmente insaziabili. Ha pubblicato studi fondamentali su Miles Davis e un voluminosissimo testo, 1000 dischi per un secolo. 1900- 2000 edito da il Saggiatore, che ha avuto forse meno attenzione di quanto meritava. Enrico non si dà per vinto. Quotidianamente pubblica su You Tube delle "pillole" di cultura musicale, ognuna dedicata ad un capitolo della sua opera. Enrico Merlin è vorace: ascolta ogni musica. Nel suo libro parla dei Beatles come di Arnold Schoenberg. di Bobby McFerrin come di Charlie Parker o Luigi Nono.

Canale videopillole

https://www.youtube.com/channel/UC8K_98kqfUwms9lBSnfwF_w?

Canale dell'artista:

https://www.youtube.com/playlist?list=PL0GIsgMxdgJSmE0WKfiTKShc3Q4wfPWuA

Con l'attore Andrea Brunello sta proponendo n una sorta di reading letterario musicale (Jazz Teatrale) dedicato a vari autori (Lo Shakespeare de la Tempesta, Anton Cechov). Fra essi Rryszard Kapuscinski, il grande reporter polacco autore di libri tanto belli quanto fondamentali per capire la realtà dei nostri tempi tanto complessi.

È proprio dall'autore di In viaggio con Erodoto che ho voluto fa iniziare questa conversazione. Ho proposto a Enrico una frase tratta da Lapidarium, una sorta di taccuino intimo, in cui Kapuscinski ha riversato riflessioni e appunti sparsi sulle sue esperienze intellettuali e umane. "La caratteristica dell'arte contemporanea è quella di non avere un vero e proprio centro. Nessuno accetta più di trovarsi emarginato, allontanato, subordinato. Il centro, oggi, non lo vuole più nessuno. Se centri devono esservi, che siano molti e indipendenti l'uno dall'altro."

E.M.: «Quello che mi colpisce - risponde Enrico - è che Kapuscinski, abbia scritto questa frase nel 1994, agli albori di Internet, quando il fenomeno da lui descritto con tanta lucidità non era ancora tanto vasto ed evidente. Internet ha rimescolato ulteriormente le carte. Ma anche nel 1994 si potevano cogliere i segni del policentrismo, del relativismo culturale oggi dominate. Non ci sono più centri, è vero, ed è anche un bene che sia così. Magari Kapuscinski, intellettuale "borghese" legato a un ideale "classico di cultura", leggeva in maniera negativa questo fenomeno. Non necessariamente si deve essere d'accordo con i grandi. K ha proposto un problema vero, reale. Ci sono vari livelli possibili di risposta. Il primo che mi viene in mente è quello della dottrina Sufi, secondo la quale ognuno è una sorta di grande antenna che elabora i suoni e l e vibrazioni del mondo e li ritrasmette. Penso a Robert Fripp e a Keith Jarrett, entrambi seguaci di questa credenza. Due tipi diversissimi, l'uno, Fripp, compassato e austero, che tende a non occupare la scena, atteggiato in una sorta di posizione Alexander. L'altro, rumoroso mentre suona, che mugola e canticchia, che sembra voler violentare il pianoforte. Entrambi, nella loro totale diversità hanno mostrato strade e aperto prospettive. Ma, senza scomodare dottrine religiose ed esoteriche, non è possibile negare che, in un'epoca di grandi possibilità d'ascolto e di conoscenza delle altre culture le nostre antenne captano un numero di segnali molto più alto di quelli che poteva cogliere un musicista di un'epoca precedente a quella della diffusione dei dischi. Oggi le suggestioni sonore sono praticamente inesauribili. Non è possibile non tenerne conto. Le musiche più popolari del novecento hanno migrato fra i continenti: il jazz, il tango, il samba e tutta la musica brasiliana, il fado sono musiche di viaggio e di migrazione. Tutto si mescola e cambia continuamente. Come si fa ad avere un solo centro?